Dlgs n. 14/2019 â Codice della crisi di impresa e dellâinsolvenza â Inquadramento e approfondimento degli istituti. Il sovraindebitamento e lâesdebitazione
Con la circolare n. 9/E del 21 ottobre 2026 lâAgenzia delle Entrate prosegue il percorso di inquadramento e approfondimento della disciplina del sovraindebitamento e dellâesdebitazione come riformata dal Codice della crisi dâimpresa e dellâinsolvenza. Si tratta del secondo documento delle Entrate dedicato ai nuovi istituti del Codice della crisi che segue la circolare n. 5/E pubblicata il 16 luglio 2026.
Tale riforma si inserisce nel piĂš ampio processo di revisione delle procedure concorsuali, estendendo anche ai debitori civili, ai professionisti, agli imprenditori minori e, piĂš in generale, ai soggetti non fallibili, le logiche di emersione anticipata della crisi, di composizione regolata dellâindebitamento e di reinserimento nel circuito economico. In tale logica particolare rilievo assume lâistituto dellâesdebitazione che consente a una persona sovraindebitata di ottenere la liberazione dai debiti che non è riuscita a pagare, al ricorrere delle condizioni previste dalla legge.Â
Il documento si concentra sugli strumenti di regolazione della crisi da sovraindebitamento, con specifico riferimento alla ristrutturazione dei debiti del consumatore, alle procedure familiari, al concordato minore e alla liquidazione controllata. Ampio spazio viene riservato allâesame delle condizioni di accesso, delle fasi procedimentali, degli effetti dellâomologazione e delle ipotesi di revoca, nonchĂŠ al ruolo dellâOrganismo di composizione della crisi (âOCCâ).Â
La circolare dedica altresĂŹ attenzione alle disposizioni in materia di esdebitazione, sia conseguente alla liquidazione controllata, sia nella forma dellâesdebitazione del sovraindebitato incapiente.
Lâesame delle singole disposizioni è condotto con taglio sistematico e operativo, valorizzando la documentazione dei lavori preparatori, le relazioni illustrative e i principali orientamenti giurisprudenziali, con particolare riguardo ai profili di interesse pratico e alle interazioni con lâattivitĂ dellâAgenzia. Lo scopo è quello di fornire un quadro chiaro e coerente della disciplina vigente.Â
Il documento di prassi amministrativa recepisce i contributi espressi dagli operatori nellâambito della consultazione pubblica avviata lo scorso 26 giugno e terminata il 24 luglio 2026.
La circolare esamina gli strumenti di regolazione della crisi e dellâinsolvenza con riguardo a:
- Disposizioni di carattere generale;
- Ristrutturazione dei debiti del consumatore;
- Concordato minore;
- Liquidazione giudiziale e liquidazione controllata;
- Esdebitazione.
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Ambito di applicazione delle procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento e procedure familiari
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Le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento sono destinate ai debitori che versano in condizioni di crisi o insolvenza, ossia il consumatore, il professionista, lâimprenditore minore, lâimprenditore agricolo, le start up innovative e ogni altro debitore non assoggettabile alla liquidazione giudiziale ovvero a liquidazione coatta amministrativa o ad altre procedure liquidatorie.Â
Il decreto legislativo n. 136/2024 (âCorrettivo-terâ) ha vietato al sovraindebitato di accedere al concordato minore e alla ristrutturazione dei debiti del consumatore mediante il deposito di una domanda prenotativa o âin biancoâ. La nomina dellâattestatore è sempre facoltativa; inoltre, i compiti propri del commissario e del liquidatore sono svolti dallâOrganismo di composizione della crisi (OCC) .
In materia di sovraindebitamento il Codice ha innovato la disciplina dellâattestazione rispetto al sistema previgente disciplinato dalla legge n. 3 del 2012. La norma in parola sancisce il carattere meramente facoltativo della nomina dellâattestatore, determinando un significativo mutamento rispetto alla precedente disposizione.Â
Il Codice ha introdotto uno schema piĂš flessibile e meno formalizzato nel quale lâattestazione non assume piĂš carattere indefettibile. Il legislatore ha optato per una disciplina che consente di modulare il ricorso allâattestatore in funzione delle concrete esigenze del caso; ne consegue una netta distinzione tra le funzioni proprie dellâOCC e quelle demandate a un professionista attestatore.Â
La facoltativitĂ dellâattestazione consente di evitare oneri aggiuntivi nei casi meno complessi, nei quali la verifica dellâOCC e il controllo giudiziale possono bastare. Dâaltro canto, non può escludersi che nelle ipotesi connotate da una particolare complessitĂ patrimoniale, fiscale o finanziaria delle condizioni di sovraindebitamento, lâattestazione avente ad oggetto la fattibilitĂ del piano, nonchĂŠ la veridicitĂ dei dati e delle informazioni, risulti idonea a svolgere una funzione di ausilio istruttori in favore degli Uffici.Â
Il documento di prassi amministrativa esamina inoltre le procedure familiari disciplinate dallâart. 66 del Codice, precisando che i debitori appartenenti alla stessa famiglia possono presentare unâunica domanda di accesso alle procedure per la risoluzione della crisi. Si considerano membri della stessa famiglia, oltre al coniuge, i parenti entro il quarto grado, e gli affini entro il secondo, nonchĂŠ le parti dellâunione civile e i conviventi di fatto.Â
Per effetto delle modifiche apportate dal Correttivo-ter è stato chiarito che, qualora anche uno solo dei ricorrenti non rivesta la qualifica di consumatore, non è possibile accedere alla procedura familiare di ristrutturazione dei debiti del consumatore. In tali casi, restano attivabili la procedura di liquidazione controllata e il concordato minore.
La trattazione unitaria delle posizioni non comporta la confusione dei patrimoni dei singoli debitori. Infatti il comma 3 del Correttivo-ter dispone che âle masse attive e passive rimangono distinteâ. La separazione delle masse patrimoniali mira ad evitare che porzioni di patrimonio di uno dei familiari siano destinate al soddisfacimento dei debiti personali degli altri membri del nucleo familiare.Â
Ne consegue che:
- lâattivo ricavato da ogni autonomo patrimonio resta destinato al soddisfacimento dei creditori di esclusiva pertinenza del singolo familiare e di quelli eventualmente da soddisfare âin comuneâ con altri condebitori;
- i debiti per i quali i membri del nucleo familiare risultino obbligati solidalmente devono essere imputati nella massa passiva di ciascun coobbligato per lâintero, dando evidenza dellâesistenza del vincolo di solidarietĂ .
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Ristrutturazione dei debiti del consumatore
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Gli articoli 67 e seguenti disciplinano la procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore. Con lâausilio dellâOCC il consumatore sovraindebitato può proporre ai creditori un piano di ristrutturazione dei debiti chi indichi in modo specifico tempi e modalitĂ per superare la crisi da sovraindebitamento.Â
La circolare chiarisce che lâaccesso alla procedura è riservato alle persone fisiche che abbiano assunto obbligazioni esclusivamente per finalitĂ estranee allâesercizio di attivitĂ imprenditoriali o professionali. In presenza di debiti derivanti anche da tali attivitĂ , lâinteressato potrĂ accedere al concordato minore ove ne sussistano i presupposti di ammissibilitĂ .
In merito alle modalitĂ di accesso alla procedura, la norma stabilisce che nella predisposizione della domanda, il consumatore debba avvalersi dellâausilio di un OCC. Il Codice, tuttavia, si limita a richiamare il ruolo dellâOCC senza fare espresso riferimento alla figura del gestore della crisi. Lâomissione testuale di tale figura deve essere considerata puramente formale. In senso sostanziale, infatti, il ruolo è ricoperto da un professionista nominato dallâOCC, che rappresenta una figura centrale nellâambito della procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore. Egli, infatti, affianca il debitore nella predisposizione del piano di ristrutturazione e svolge, al contempo, funzioni di ausiliario del tribunale nella gestione e nellâesecuzione della procedura.
Il gestore della crisi rappresenta, in conclusione, la figura attraverso cui lâOCC dĂ concreta attuazione alle funzioni ad esso demandate dal Codice nellâambito delle procedure di sovraindebitamento.Â
Il piano di ristrutturazione dei debiti ha contenuto libero e non è imposta al debitore alcuna percentuale minima di soddisfacimento dei creditori. Il piano, però, deve individuare tempi e modalitĂ idonei a consentire il superamento della crisi da sovraindebitamento, mediante lâindicazione degli atti e delle operazioni con le quali il consumatore prevede di reperire i mezzi necessari per la sua esecuzione.Â
La proposta può prevedere anche il soddisfacimento parziale e differenziato dei crediti, tanto in denaro quanto con altri mezzi, anche attraverso la cessione dei crediti futuri.Â
Il Codice non prevede espressamente un termine di durata del piano o dei pagamenti; tuttavia, la giurisprudenza ammette anche piani che superano i cinque o i sette anni, purchĂŠ sia garantito il soddisfacimento dei creditori privilegiati in misura non inferiore a quella ricavabile dalla liquidazione controllata.Â
Alla luce degli orientamenti giurisprudenziali che ammettono piani di durata oltre cinque o sette anni, gli Uffici sono tenuti a verificare che le proposte fondate su pagamenti ultrannuali siano adeguatamente motivate e giustificate dalla convenienza economica delle stesse rispetto allâalternativa liquidatoria; in presenza di piĂš soluzioni alternative praticabili fondate su piani ultrannuali, tutte vantaggiose rispetto allâalternativa liquidatoria, gli Uffici valuteranno la proposta che garantisca una piĂš efficace tutela delle ragioni erariali, anche sotto il profilo della tempistica dei pagamenti.Â
Nelle ipotesi in cui il piano preveda la moratoria biennale dei crediti erariali assistiti da diritti di prelazione, gli Uffici verificheranno che la proposta assicuri il pagamento degli interessi legali maturati, sebbene il relativo versamento sia differito secondo le modalitĂ previste dal piano.Â
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Presentazione della domanda e attivitĂ dellâOCC
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La domanda si propone con ricorso al giudice competente tramite un OCC costituito nel circondario del tribunale in cui il consumatore sovraindebitato ha il centro degli interessi principali e non risulta necessaria lâassistenza di un difensore.Â
Se nel circondario non vi è un OCC le relative funzioni sono svolte da un professionista o da una societĂ tra professionisti nominati dal presidente del tribunale competente o da un giudice da lui delegato. Alla domanda va allegata una relazione dellâOCC che deve contenere:
- lâindicazione delle cause dellâindebitamento e della diligenza impiegata dal debitore nellâassumere le obbligazioni:
- lâesposizione delle ragioni dellâincapacitĂ del debitore di adempiere le obbligazioni assunte;
- la valutazione sulla completezza e attendibilitĂ della documentazione depositata a corredo della domanda;
- lâindicazione presunta dei costi della procedura.Â
Nella relazione lâOCC deve indicare se il soggetto finanziatore abbia tenuto conto del merito creditizio del debitore, valutato in base al suo reddito disponibile. Entro sette giorni dal conferimento dellâincarico lâOCC deve darne notizia allâAgente della riscossione e agli Uffici fiscali competenti i quali entro 15 giorni devono comunicare il debito tributario accertato e gli eventuali accertamenti pendenti.Â
La misura serve a consentire agli Uffici di comunicare la situazione debitoria allâOCC, affinchĂŠ questâultimo possa tenerne conto nella stesura della relazione e nella predisposizione della proposta.Â
Gli Uffici fiscali devono quindi procedere, nel piĂš breve tempo possibile, alla liquidazione dei tributi risultanti dalle dichiarazioni, alla notifica degli avvisi di irregolaritĂ e di accertamento e alla quantificazione complessiva del debito tributario. Da tale quantificazione sono escluse le somme giĂ affidate allâAgenzia della riscossione per evitare duplicazioni. Questâultimo è tenuto a comunicare allâOCC lâammontare dei debiti iscritti a ruolo, anche se scaduti o sospesi, comprendendo imposte, interessi, sanzioni e interessi di mora. Gli Uffici fiscali devono verificare tali dati per evitare discrepanze tra gli importi comunicati e quelli effettivamente dovuti allâErario.Â
In attesa della quantificazione definitiva, gli Uffici possono trasmettere allâOCC una stima provvisoria del debito fiscale, basata sui dati disponibili negli archivi dellâAnagrafe tributaria e sulle contestazioni in corso o giĂ definite ma non ancora pagate. Devono inoltre indicare le attivitĂ ancora da compiere che potrebbero modificare lâimporto e comunicare tempestivamente eventuali ulteriori debiti emersi successivamente, evitando di conteggiare somme giĂ segnalate dallâAgenzia della riscossione.
Infine, il deposito della domanda sospende il corso degli interessi convenzionali o legali fino alla chiusura della procedura, salvo che i crediti siano garantiti da ipoteca, pegno o privilegio.Â
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Apertura e omologazione del piano
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LâOCC deposita la domanda del piano presso il tribunale competente. Se il giudice verifica la sussistenza delle condizioni di ammissibilitĂ , dispone con decreto la pubblicazione della proposta e del piano e la loro comunicazione a tutti i creditori entro il termine di 30 giorni. Su richiesta del debitore, può inoltre adottare misure protettive per impedire azioni esecutive e cautelari che possano compromettere il patrimonio e la realizzazione del piano. Tali misure possono essere revocate in caso di atti in frode ai creditori. Il giudice può anche vietare gli atti di straordinaria amministrazione senza preventiva autorizzazione.Â
Ricevuta la comunicazione dellâavvio del procedimento, i creditori possono presentare osservazioni entro 20 giorni, contestando lâammissibilitĂ , la fattibilitĂ o la convenienza del piano. Tali comunicazioni costituiscono un importante strumento di partecipazione alla procedura e possono consentire ai creditori di impugnare la successiva sentenza di omologazione. In particolare, gli Uffici fiscali possono evidenziare errori nella valutazione del patrimonio, violazioni delle cause legittime di prelazione e criticitĂ relative alla convenienza del piano rispetto alla liquidazione controllata, considerando anche i tempi di pagamento e le eventuali risorse esterne.Â
Scaduto il termine per le osservazioni, lâOCC, sentito il debitore, riferisce al giudice e propone eventuali modifiche entro 10 giorni. Se il piano risulta ammissibile e fattibile, il giudice lo omologa con sentenza e dichiara chiusa la procedura.
In presenza di contestazioni presentate dai creditori sulla convenienza della proposta, il giudice può comunque omologare il piano mediante il meccanismo del cram down, se il creditore contestante riceve un trattamento non inferiore a quello previsto in caso di liquidazione. Tale meccanismo si applica a tutti i creditori, senza una disciplina specifica per lâAmministrazione finanziaria o gli enti previdenziali.Â
La sentenza di omologazione viene comunicata ai creditori e pubblicata entro due giorni. Possibile presentare un reclamo alla Corte dâappello entro 30 giorni. In caso di mancata omologazione, le misure protettive concesse perdono efficacia.Â
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Esecuzione del piano
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Lâesecuzione del piano ha inizio con la pubblicazione della sentenza di omologazione e consiste nellâattuazione degli adempimenti necessari a realizzare il contenuto della proposta.
In questa fase il debitore mantiene il possesso del proprio patrimonio, sotto il controllo e la collaborazione dellâOCC.
A questâultimo spetta il compito di vigilare sullâesatto adempimento del debitore e di risolvere le eventuali difficoltĂ attuative del piano.Â
Il giudice, verificata la conformitĂ delle vendite e delle cessioni al piano, autorizza lo svincolo delle somme e dispone la cancellazione dei vincoli e delle iscrizioni presenti sui beni. Gli atti dispositivi e i pagamenti effettuati dal debitore in violazione del piano sono inefficaci nei confronti dei creditori anteriori e possono avere rilevanza penale.Â
Durante lâesecuzione, lâOCC deve riferire per iscritto al giudice ogni sei mesi sullo stato di attuazione. Al termine, presenta una relazione finale che consente al giudice di verificare la corretta esecuzione del piano e lâattivitĂ svolta dallâOCC.
Se il piano è stato integralmente e correttamente realizzato, il giudice liquida il compenso dellâOCC e ne autorizza il pagamento. In caso di esecuzione parziale o non corretta, indica gli adempimenti necessari e assegna un termine per completarli, prorogando la fase esecutiva. Se il debitore non rispetta tali prescrizioni, lâomologazione viene revocata. Tuttavia, se il piano diventa inattuabile per ragioni non imputabili al debitore, è possibile modificarlo per evitarne la revoca, quando ciò sia concretamente possibile.Â
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Revoca della sentenza di omologazione
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La revoca dellâomologazione è lâunico provvedimento che può incidere sul piano del consumatore ed è reclamabile. Il suddetto provvedimento priva di efficacia vincolante il piano di ristrutturazione e determina la chiusura della relativa procedura.
La revoca può verificarsi in seguito al compimento di atti fraudolenti commessi sia prima del deposito del ricorso sia durante la procedura.
La revoca può essere disposta anche a seguito della mancata esecuzione delle prescrizioni del giudice. I soggetti che sono legittimati a presentare istanza di revoca sono, rispettivamente, il creditore, lâOCC, il pm e qualsiasi altro interessato. Trascorsi sei mesi dalla presentazione della relazione finale, la domanda di revoca non può essere piĂš proposta.
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Apertura della liquidazione controllata dopo la revoca dellâomologazioneÂ
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Il Correttivo-ter ha modificato lâarticolo 73 con lo scopo di rendere il procedimento di apertura della liquidazione controllata in caso di revoca dellâomologazione del piano del consumatore, omogeneo a quello di apertura della liquidazione giudiziale.Â
Dopo la revoca dellâomologazione il tribunale su istanza del debitore o di un creditore, provvede ad aprire la procedura di liquidazione controllata verificata la sussistenza dei relativi presupposti. In tal caso il giudice concede termine al debitore per integrare la documentazione.Â
Dalla stessa data, se la revoca consegue ad atti di frode o a inadempimento, lâistanza può essere proposta dal pm.
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Concordato minore
Proposta di concordato minoreÂ
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Il concordato minore rappresenta uno dei 3 strumenti di regolazione del sovraindebitamento previsti dal Codice. Il suo fine è quello di favorire la continuitĂ dellâattivitĂ economica. Questa procedura è destinata ai soggetti che svolgono unâattivitĂ produttiva i quali con uno strumento flessibile di ristrutturazione dei debiti hanno la possibilitĂ di continuare lâattivitĂ .
Il concordato minore è una procedura assimilabile al concordato preventivo . Dal punto di vista soggettivo, il concordato minore è accessibile a tutti i debitori elencati allâarticolo 2, comma 1 lett. c) ad eccezione del consumatore.Â
Sebbene lâaccesso a tale procedura sia precluso al consumatore, è consentita la partecipazione dei componenti di un medesimo nucleo familiare in stato di sovraindebitamento, purchĂŠ sia rispettata la convivenza o lâorigine comune della situazione debitoria.Â
Le modifiche introdotte dal Correttivo-ter hanno ulteriormente chiarito che qualora anche uno solo dei debitori non abbia la qualifica di consumatore, non è possibile accedere alla procedura familiare di ristrutturazione dei debiti; resta tuttavia sempre possibile utilizzare il concordato minore quale strumento unitario di composizione della crisi.Â
Sono, pertanto, destinatari della procedura in esame il professionista, lâimprenditore minore, lâimprenditore agricolo, le start-up innovative e ogni altro debitore non assoggettabile alla liquidazione giudiziale, alla liquidazione coatta amministrativa o ad altre procedure liquidatorie.
Inammissibile al concordato minore è la domanda presentata dallâimprenditore cancellato dal registro delle imprese. La Corte di cassazione sul punto ha attribuito rilievo decisivo alla cancellazione dal registro delle imprese, ritenendo che essa segni il termine ultimo entro cui lâimprenditore, sia individuale sia collettivo, possa accedere al concordato minore.Â
La giurisprudenza di merito ha ammesso al concordato minore il socio fideiussore anche quando questi, al momento della domanda, non eserciti unâattivitĂ imprenditoriale o professionale da proseguire. In tal caso, il concordato minore deve assumere natura liquidatoria, con lâapporto di risorse esterne.Â
Per accedere al concordato minore, il debitore deve trovarsi in una situazione di crisi o di insolvenza. La qualifica di consumatore non può essere esclusa automaticamente per il solo fatto che abbia prestato una fideiussione a favore di una società : occorre verificare se la garanzia sia collegata alla sua attività imprenditoriale o professionale oppure ne sia estranea.
Il concordato minore si distingue in due tipologie: in continuitĂ e liquidatorio. Il concordato in continuitĂ consente di proseguire lâattivitĂ imprenditoriale o professionale, direttamente da parte del debitore oppure indirettamente, attraverso un altro soggetto. Il concordato liquidatorio, invece, richiede un apporto di risorse esterne che incrementi in misura apprezzabile il patrimonio disponibile al momento della domanda. Non sono previsti i requisiti minimi di incremento patrimoniale e di soddisfacimento dei creditori stabiliti per il concordato preventivo liquidatorio, lasciando al giudice un maggior margine di valutazione.
La proposta può prevedere diverse modalitĂ di soddisfacimento dei creditori, anche alternative al pagamento in denaro, ma deve rispettare i principi della responsabilitĂ patrimoniale, della paritĂ di trattamento tra creditori e dellâordine delle cause di prelazione. Come chiarito dalla Corte di cassazione, non è quindi possibile equiparare liberamente creditori privilegiati e chirografari senza una specifica previsione normativa. Gli Uffici possono contestare allâOCC eventuali violazioni di tali principi.Â
La suddivisione dei creditori in classi è facoltativa, salvo che per i creditori titolari di garanzie prestate da terzi, per i quali è obbligatoria. Non si applicano, invece, tutte le ulteriori ipotesi di classificazione obbligatoria previste per il concordato preventivo, compresa quella relativa ai crediti tributari e previdenziali non integralmente soddisfatti.
Nel concordato minore in continuità è inoltre applicabile, nei limiti della compatibilitĂ , la regola della prioritĂ relativa (relative priority rule), che distingue tra il valore ricavabile dalla liquidazione del patrimonio e lâeventuale valore aggiunto generato dalla prosecuzione dellâattivitĂ . Tale principio si applica anche al professionista, come confermato dalla Corte dâappello di Firenze nel 2026, poichĂŠ non vi sono ragioni per differenziare la continuitĂ professionale da quella imprenditoriale.
Infine, lâapprovazione della proposta richiede il raggiungimento delle maggioranze previste dalla legge. Quando sono formate le classi, la maggioranza deve essere raggiunta anche nel maggior numero di esse. Nei concordati in continuità è possibile lâomologazione nonostante il dissenso di alcune classi, purchĂŠ ricorrano le condizioni previste dalla legge per la c.d. ristrutturazione trasversale; in mancanza di tali requisiti, il piano non può essere omologato con questo meccanismo.Â
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Presentazione della domanda e attivitĂ dellâOCCÂ
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La domanda va presentata tramite un OCC avente sede nel circondario del tribunale competente. Documento essenziale da allegare alla domanda è la relazione particolareggiata dellâOCC che deve indicare le cause dellâindebitamento e valutare la diligenza del debitore nellâassumere le obbligazioni, nonchĂŠ esporre le ragioni della sua incapacitĂ di adempiere.Â
In presenza di atti in frode ai creditori o di pendenza di azioni impugnatorie da parte dei creditori è inammissibile la presentazione della domanda. AllâOCC spetta, inoltre, il compito di esprimere una valutazione sullâattendibilitĂ e la completezza della documentazione depositata a corredo della domanda ma anche sulla fattibilitĂ del piano. La relazione deve, altresĂŹ, indicare i costi presumibili della procedura.
LâOCC deve indicare nella relazione se il soggetto finanziatore abbia tenuto conto del merito creditizio del debitore al momento della concessione del finanziamento.
A carico dellâOCC grava un obbligo di comunicazione; infatti, entro sette giorni dal conferimento dellâincarico, deve darne notizia allâAgente della riscossione e agli Uffici fiscali competenti i quali, entro quindici giorni, devono comunicare il debito tributario accertato e gli eventuali accertamenti pendenti.Â
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Omologazione del concordato minore
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Lâomologazione del concordato minore avviene con sentenza, previa verifica dellâammissibilitĂ della domanda, della fattibilitĂ del piano e del raggiungimento delle maggioranze richieste.Â
In presenza di contestazioni, il giudice può omologare la proposta se il creditore riceve un trattamento non inferiore a quello ottenibile con la liquidazione controllata.Â
Il cram down fiscale consente di superare il mancato consenso dei creditori pubblici quando ne ricorrono i presupposti, ma non legittima abusi della procedura.
La Cassazione ha chiarito che non è obbligatoria la transazione fiscale prevista dallâarticolo 88, pur dovendosi rispettare i principi sostanziali di tutela dei crediti tributari e previdenziali.Â
Se lâomologazione viene respinta, il giudice dichiara inefficaci le misure protettive e, su richiesta del debitore, può aprire la liquidazione controllata; il provvedimento è reclamabile.Â
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Revoca della sentenza di omologazione
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La revoca della sentenza di omologazione si colloca in una fase patologica del concordato, in quanto viene rimesso in discussione lâassetto definito con lâomologa.
Tale disposizione è stata modificata dal Correttivo-ter, a partire dallâindividuazione dei soggetti legittimati alla presentazione della relativa istanza, includendo tra questi anche lâOCC ed eliminando la possibilitĂ di revoca dâufficio da parte del giudice.Â
Non sono cambiati, invece, i presupposti oggettivi in presenza dei quali può essere disposta la revoca. Sono: aumento o diminuzione del passivo con dolo o colpa grave; sottrazione o dissimulazione di una parte rilevante dellâattivo; dolosa simulazione di attivitĂ inesistenti o commissione di altri atti diretti a frodare le ragioni creditorie. Ed ancora: la mancata esecuzione integrale del piano e lâipotesi in cui il piano sia divenuto inattuabile.
Per effetto dellâomologa, il concordato minore acquista efficacia obbligatoria nei confronti di tutti i creditori anteriori al decreto di apertura. In ipotesi di inadempimento, potrĂ valutarsi la proposizione dellâistanza di revoca nei casi di âmancata esecuzione integrale del pianoâ. Si ritiene che lâinadempimento deve essere rilevante.
La revoca del concordato minore può altresĂŹ essere richiesta qualora il piano sia divenuto âinattuabile e non sia possibile modificarloâ. Gli Uffici possono agire per la revoca qualora dovessero emergere le condotte fraudolente âatte a frodare le ragioni dei creditoriâ.
La domanda di revoca non può essere proposta decorso il termine di sei mesi dalla presentazione della relazione finale.
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Liquidazione giudiziale e liquidazione controllata
Liquidazione controllata
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La liquidazione controllata del soggetto sovraindebitato è una procedura concorsuale avente natura non negoziale finalizzata alla monetizzazione dellâintero patrimonio pignorabile del debitore e allâimpiego del ricavato per la soddisfazione dei creditori.
Possono accedervi i debitori in stato di sovraindebitamento, intendendosi per tali, i consumatori, i professionisti, gli imprenditori minori, gli imprenditori agricoli e le start up innovative.
Lâavvio della procedura avviene su iniziativa del debitore in stato di sovraindebitamento, il quale propone ricorso al tribunale competente, chiedendo lâapertura della liquidazione controllata dei suoi beni. Anche un creditore può presentare la domanda, purchĂŠ il debitore versi in stato di insolvenza. Lâimportante è che lâammontare dei debiti scaduti e non pagati, risultanti dallâistruttoria, sia pari o superiore a 50 mila euro.
Qualora lâiniziativa provenga da un creditore nei confronti di un debitore persona fisica, questâultimo ha la possibilitĂ di richiedere allâOCC unâattestazione comprovante lâimpossibilitĂ di acquisire attivo da distribuire ai creditori, neanche mediante lâesercizio di azioni giudiziarie. In tal caso, il debitore può sollevare tale eccezione, entro la prima udienza, producendo lâattestazione, relativo alla procedura di esdebitazione del sovraindebitato in capiente.
In mancanza di tale attestazione, il giudice può concedere un termine non superiore a 60 giorni per il deposito della stessa, purchĂŠ il debitore dimostri di averne fatto tempestiva richiesta allâOCC. Diversamente, qualora la domanda sia presentata dal debitore persona fisica, lâapertura della liquidazione controllata è subordinata allâattestazione, da parte dellâOCC, della possibilitĂ di acquisire attivo da destinare ai creditori, anche mediante lâesercizio di azioni giudiziarie.Â
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Apertura della liquidazione controllata
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Il tribunale dichiara lâapertura della liquidazione controllata con sentenza, previa verifica della sussistenza dei requisiti di legge e lâassenza di procedure alternative pendenti.Â
Il tribunale nomina il giudice delegato e il liquidatore, stabilisce i termini per la presentazione della domanda dei creditori, ordina la consegna dei beni e dispone la pubblicazione e la trascrizione della sentenza.  Lâapertura comporta lo spossessamento del debitore, il divieto di azioni esecutive e cautelari individuali e il concorso dei creditori sul patrimonio liquidabile.Â
I contratti pendenti restano sospesi fino alla decisione del liquidatore di proseguirli o scioglierli, con specifiche conseguenze sui crediti delle parti.Â
Il liquidatore cura gli adempimenti della procedura, nel rispetto dei requisiti di imparzialitĂ e indipendenza previsti dalla legge.Â
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Azioni del liquidatore
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Il liquidatore ha il potere di intraprendere, ovvero di proseguire, se giĂ pendenti, tutte le azioni previste dallâordinamento finalizzate allâacquisizione dei beni compresi nel patrimonio del debitore.
Tali poteri sono estesi alle azioni volte a far dichiarare lâinefficacia degli atti posti in essere dal debitore in danno dei creditori.
Rientrano in tale ambito le azioni revocatorie ordinarie, mediante le quali il liquidatore può ricostruire la garanzia patrimoniale compromessa da atti dispositivi pregiudizievoli.
Il giudice delegato autorizza lâesercizio o la prosecuzione delle azioni di cui sopra esclusivamente quando esse risultino utili ai fini del miglior soddisfacimento dei creditori.Â
Su proposta del liquidatore, al giudice delegato viene attribuito il potere di liquidare i compensi e di disporre, se necessario, lâeventuale revoca dellâincarico conferito ai soggetti di cui il liquidatore si sia avvalso nello svolgimento delle attivitĂ autorizzate.Â
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Chiusura della procedura
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La procedura si chiude con decreto motivato del tribunale. La norma indica espressamente i soggetti legittimati a richiedere la chiusura della procedura, individuandoli nel liquidatore, nel debitore e nel giudice che può procedere dâufficio.Â
Il liquidatore, unitamente allâistanza di chiusura, è tenuto a depositare una relazione finale, nella quale deve dare conto di tutti gli atti o fatti rilevanti ai fini della concessione o del diniego dellâesdebitazione.Â
Con il decreto di chiusura il giudice, su istanza del liquidatore, autorizza il pagamento del compenso liquidato, nonchĂŠ lo svincolo delle somme eventualmente accantonate nel corso della procedura.Â
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Esdebitazione Â
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Con lâistituto dellâesdebitazione il debitore si libera dallâobbligo di pagamento dei crediti rimasti insoddisfatti allâesito di una procedura di liquidazione giudiziale o di liquidazione controllata.Â
Si tratta di uno degli strumenti centrali di attuazione della finalitĂ di recupero del debitore, consentendo ai soggetti meritevoli di beneficiare di una seconda possibilitĂ , ripartendo da zero. Â
Rientrano nellâambito dellâesdebitazione i crediti anteriori ammessi al passivo, quelli anteriori che avrebbero potuto partecipare al concorso ma non vi hanno preso parte, nonchĂŠ i crediti derivanti dalla restituzione di beni oggetto di azioni revocatorie e assimilati ai crediti concorsuali.Â
Sono esclusidallâesdebitazione gli obblighi di mantenimento e alimentari, i debiti per il risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale, nonchĂŠ le sanzioni penali e amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti.Â
Lâesdebitazione opera nei confronti dei creditori anteriori per fatto o causa che non abbiano partecipato al concorso ma solo per la parte eccedente la percentuale attribuita ai creditori di pari rango. Tali creditori possono agire, quindi, nei confronti del debitore esdebitato solo per il recupero di quella parte del credito che avrebbero presumibilmente percepito in sede di riparto, qualora avessero presentato la domanda di ammissione al passivo.Â
Una delle principali innovazioni introdotte dal Codice consiste nellâestensione dellâesdebitazione anche ai soggetti diversi dalle persone fisiche.Â
Il debitore ha diritto a conseguire lâesdebitazione decorso il termine di tre anni dallâapertura della procedura di liquidazione ovvero al momento della chiusura della procedura, Il termine di tre anni rappresenta una novitĂ rispetto alla disciplina della legge fallimentare. Con il Codice il legislatore ha introdotto un limite temporale certo, idoneo a garantire lâeffettivitĂ del fresh start e la possibilitĂ di reinserimento nel mercato del debitore.
Il decorso del termine triennale non opera in modo automatico, dovendo essere accertata, da parte del giudice, la sussistenza delle condizioni sostanziali previste dagli articoli 280 e 282, comma 2.Â
Il diritto allâesdebitazione matura solo in presenza di una condotta conforme ai doveri di correttezza, trasparenza, e collaborazione previsti dal Codice.Â
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Disposizioni in materia di esdebitazione nella liquidazione giudiziale
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Lâesdebitazione consente al debitore meritevole di liberarsi dai debiti residui non soddisfatti, purchĂŠ abbia mantenuto una condotta corretta, leale e collaborativa prima e durante la procedura. Il tribunale verifica la sussistenza di specifiche condizioni negative e di un requisito positivo.Â
Cause ostative e requisiti:
- lettera a) â Condanne penali: impediscono il beneficio le condanne definitive per bancarotta fraudolenta, delitti contro lâeconomia pubblica, lâindustria e il commercio e altri reati connessi funzionalmente allâattivitĂ dâimpresa. La semplice occasionalitĂ non basta. La riabilitazione penale elimina la preclusione; in presenza di procedimenti penali pendenti per tali reati o di misure di prevenzione, la decisione sullâesdebitazione deve essere rinviata.
- lettera b) â Condotte pregiudizievoli: escludono il beneficio la distrazione dellâattivo, lâesposizione di passivitĂ inesistenti, le condotte che causano o aggravano il dissesto rendendo difficile ricostruire il patrimonio e il ricorso abusivo al credito. Può rilevare anche la colpa grave.
- lettera c) â Collaborazione: il debitore deve collaborare lealmente con gli organi della procedura, fornendo tutte le informazioni e i documenti necessari. Anche una condotta ostruzionistica o negligente può comportare il diniego.
- lettera d) â Limite temporale: lâesdebitazione non può essere concessa se il debitore ne ha giĂ beneficiato nei cinque anni precedenti la scadenza del termine per presentare la nuova istanza.
- lettera e) â Limite massimo: il beneficio può essere ottenuto al massimo due volte; una terza concessione è sempre esclusa, indipendentemente dal tempo trascorso.
La disciplina, in attuazione della direttiva Insolvency, mira a favorire il recupero del debitore onesto, impedendo che lâesdebitazione sia concessa a chi abbia compromesso i diritti dei creditori o utilizzi ripetutamente lâistituto in modo strumentale.Â
Il procedimento per la concessione dellâesdebitazione nellâambito della liquidazione giudiziale si svolge innanzi al tribunale che ha aperto la procedura principale. Il provvedimento ha natura costitutiva con effetti ex nunc.
Lâonere di provare i presupposti positivi grava sul debitore istante, mentre spetta agli organi della procedura e ai creditori segnalare le cause ostative.Â
Il tribunale, su istanza del debitore e contestualmente alla pronuncia del decreto di chiusura della procedura, dichiara lâinesigibilitĂ dei debiti concorsuali rimasti insoddisfatti. Lâistanza del debitore deve essere comunicata dal curatore a tutti i creditori ammessi al passivo, i quali possono presentare osservazioni nel termine di 15 giorni.Â
Nellâipotesi in cui siano trascorsi almeno tre anni dallâapertura della procedura senza che questa si sia ancora chiusa, il tribunale provvede allo stesso modo, consentendo al debitore di formulare lâistanza di esdebitazione anche in pendenza della liquidazione giudiziale.Â
Il decreto del tribunale va comunicato agli organi della procedura, al pm, al debitore e ai creditori ammessi al passivo non integralmente soddisfatti. Contro il decreto è ammesso il reclamo nel termine di 30 giorni.Â
Lâesdebitazione non produce effetti sui giudizi in corso nĂŠ sulle operazioni liquidatorie, anche posteriori alla chiusura della liquidazione giudiziale.Â
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Disposizioni in materia di esdebitazione nella liquidazione controllata
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Nella liquidazione controllata lâesdebitazione comporta lâinesigibilitĂ dei debiti residui, previa verifica giudiziale dei requisiti previsti dalla legge.Â
Procedimento: il beneficio è concesso alla chiusura della procedura o anticipatamente, dopo tre anni dalla sua apertura, con decreto motivato del tribunale, su richiesta del debitore o segnalazione del liquidatore. I creditori possono presentare osservazioni entro 15 giorni dalla comunicazione dellâistanza. Il decreto viene pubblicato e comunicato agli interessati.
Condizioni ostative: oltre ai requisiti dellâarticolo 280 del Codice della crisi, lâesdebitazione è esclusa in caso di condanna definitiva per i reati previsti dallâarticolo 344 o se il sovraindebitamento è stato causato con colpa grave, malafede o frode. Anche la sentenza di patteggiamento può costituire una causa ostativa, salvo riabilitazione o altre cause di esclusione della preclusione.
Effetti e impugnazioni: lâesdebitazione non pregiudica i giudizi pendenti nĂŠ le operazioni liquidatorie. Il decreto di concessione o di diniego è comunicato al debitore e ai creditori, che possono proporre reclamo entro 30 giorni.Â
Gli Uffici devono verificare le eventuali condanne ostative e valutare complessivamente la condotta del debitore, considerando le modalitĂ di formazione dellâindebitamento, la collaborazione prestata durante la procedura e lâeventuale presenza di colpa grave, malafede o frode.
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Esdebitazione del sovraindebitato incapiente
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Lâistituto dellâesdebitazione del sovraindebitato incapiente è una novitĂ nella disciplina del sovraindebitamento. La procedura è destinata esclusivamente al debitore persona fisica meritevole che non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilitĂ , neanche in prospettiva futura.Â
Lâesdebitazione dellâincapiente, pertanto, si configura come uno strumento di chiusura della crisi, non come misura eccezionale o premiale. Si tratta di un rimedio strutturale per situazioni di incapacitĂ economica irreversibile.
Il suo presupposto fondamentale risiede nella totale assenza di utilità destinabili ai creditori. A tutela di questi ultimi è però previsto che, qualora entro tre anni dal decreto del giudice sopravvengano utilità ulteriori idonee a consentire un soddisfacimento dei creditori, il debito torna esigibile.
Per definire incapiente il debitore occorre una valutazione complessiva e sostanziale della situazione economico-patrimoniale dello stesso. Gli Uffici devono procedere ad una verifica concreta, rilevando lâeventuale esistenza di risorse ulteriori, patrimoniali o reddituali, anche indirette o solo apparentemente riferibili a terzi, che possano consentire una, sia pure minima, soddisfazione del ceto creditorio.
Ă escluso lâaccesso allâesdebitazione dellâincapiente in presenza di un precedente fallimento o di una liquidazione giudiziale riferita alla medesima esposizione debitoria. Dunque, lâesdebitazione del sovraindebitato incapiente non può essere utilizzata come rimedio surrogatorio dellâesdebitazione conseguente alla liquidazione giudiziaria.
Sul piano procedimentale, lâesdebitazione dellâincapiente non opera di diritto, ma è concessa con decreto del tribunale. La domanda va presentata dallâOCC al giudice competente allegando lâelenco completo dei creditori, le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni e lâindicazione delle entrate del debitore e dei componenti del nucleo familiare.Â
La relazione dellâOCC deve ricostruire le cause dellâindebitamento ed esporre le ragioni dellâincapacitĂ di adempiere. Effettuati i controlli il giudice concede con decreto lâesdebitazione.
LâOCC, nei tre anni successivi al deposito del decreto che concede lâesdebitazione, è tenuto a vigilare sulla tempestivitĂ del deposito della dichiarazione annuale e a verificare lâeventuale sopravvenienza di utilitĂ ulteriori. Qualora dovessero emergere, ne dĂ comunicazione ai creditori per le eventuali azioni esecutive e cautelari.Â
La concessione dellâesdebitazione dellâincapiente presuppone non soltanto lâassenza di utilitĂ , ma anche una condotta del debitore, improntata a correttezza, trasparenza e buona fede.Â
Recentemente la giurisprudenza ha precisato i confini dellâistituto chiarendo che lâesdebitazione dellâincapiente non è finalizzata alla ristrutturazione del debito, nĂŠ alla sua falcidia e che si sostanzia in una dichiarazione di inesigibilitĂ dei debiti, rimessa a un rigoroso vaglio della condotta del debitore.Â
Per accedere allâistituto in parola è centrale la buona fede e questo trova conferma nella giurisprudenza della Corte di Giustizia dellâUnione Europea la quale ha riconosciuto agli Stati membri la facoltĂ di negarne lâaccesso in presenza di condotte disoneste. La colpa grave non può essere desunta dalla prevalenza del debito tributario o dal protrarsi dellâinadempimento.Â
La meritevolezza deve essere valutata considerando complessivamente le cause dellâindebitamento, la disponibilitĂ e la destinazione delle risorse, lâeventuale aggravamento consapevole della situazione debitoria e gli ulteriori elementi rilevanti per la ricostruzione della condotta del debitore, distinguendo le condotte caratterizzate da macroscopica imprudenza dalle situazioni di effettiva incapacitĂ di pagamento derivanti da circostanze oggettive e documentate.Â